Ramponi, Felice Innocenzio

Felice Innocenzio Ramponi
N.
M.

Relazioni di parentela: Felice Innocenzio Ramponi fu contemporaneo di Jacopo e di Placido Ramponi riguardo ai quali però non si conosce la parentela.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:

Produzione scientifica:
Nel 1698 lavorava in Valdambra per la verifica dei danni accorsi ad un mulino.
Nel 1699, con il titolo di "aiuto delli Ingegneri", operava in Val di Bisenzio. Nel settembre del 1700 si occupò dei lavori della palata di Acquaviva a S. Giovanni Valdarno. Nel luglio 1704 è rammentato come "uno degli Ingegneri del Magistrato della Parte della Città di Firenze" e in quell’anno disegnò la Mappa dell’Imposizione dell’Arno che, nel 1823, fu riutilizzata dall’ingegner Domenico Piccinetti.
Per un lunghissimo periodo, dal 1703 al 1755 (anno della sua morte), fu impegnato in prima persona nelle lunghe e complesse operazioni dell'incanalamento del fiume Arno nel Valdarno Superiore, su incarico della “Congregazione del Valdarno", un organismo fondato dai deputati dei principali possidenti laici ed ecclesiastici del Valdarno di Sopra, con il compito di sorveglianza e gestione dei corsi d'acqua. L'11 aprile 1703 venne nominato infatti "Perito Custode de' fiumi del Valdarno di Sopra", con provvisione di scudi 20 al mese. Quella dell’incanalamento dell’Arno fu una lunga e tormentata vicenda che vale la pena affrontare. Per la prima visita generale, finalizzata ad eseguire le misurazioni e a definire la confinazione delle aree interessate, compiuta dal 6 all'8 novembre 1703, il Ramponi fu coadiuvato da Giovannozzo Giovannozzi, in qualità di perito facente parte dei Capitani di Parte; all'operazione erano presenti anche diversi membri della Congregazione. Nella relazione scaturita dalla visita si sottolineava l'importanza dell'operazione e si prevedeva la costruzione di un canale ove imbrigliare il fiume, grosso modo dal Ponte a Buriano fino all'Incisa, articolato per un tratto in diversi tronconi, che doveva restringersi ad imbuto gradatamente verso valle; la spesa prevista era dai ventimila ai trentamila scudi.
Il progetto fu realizzato nelle sue linee essenziali, ma comportò grossi problemi e numerose varianti rispetto al disegno originale e una spesa assai più ingente di quella preventivata (agli inizi degli anni '30 il debito ammontava a ben 300.000 scudi!). L'operazione fu caratterizzata anche da una generale disorganicità che generò forti avversioni da parte dei piccoli proprietari locali e degli abitanti della zona, che denunciarono a più riprese l'evidente parzialità con cui si procedeva nei lavori, salvaguardando soprattutto gli interessi delle maggiori famiglie.
E' sempre il granduca Pietro Leopoldo a denunciare, diversi anni dopo, che: "infiniti furono gli abusi e le prepotenze fatte da questa Congregazione, la quale consigliava sempre i più duri compensi per vessare i poveri e rendersi padroni dei loro terreni, ed i maneggiati delle dette quattro casate quali con i lavori fatti in Arno, le alluvioni, accrebbero moltissimo i loro fondi, con acquistare parecchi poderi e mulini, per i quali non hanno mai niente pagato in sgravio dell'imposizione". Le critiche non risparmiarono poi il principale artefice di tutta la faccenda, il Ramponi, che aveva dominato per oltre 50 anni la scena in prima persona: egli (insieme al Soprintendente Bartolini) venne infatti accusato più volte di strapotere e di disonestà e di essersi oltremodo arricchito – come riporta senza mezzi termini lo stesso granduca – con "le mangerie fatte nell'esecuzione dei lavori" (Pietro Leopoldo, 1970, II, p. 152).
Durante lo svolgimento dell'operazione furono eseguite numerose relazioni e perizie ed anche alcune mappe, soprattutto in occasione delle varianti (oggi conservate in ASF, Piante dei Capitani di Parte e in ASF, Piante della Direzione Generale delle Acque e Strade, n. 1500 per quanto riguarda la rappresentazione d’insieme del 1751). Altri collaboratori del Ramponi furono Michele Gori (nel 1705, in qualità di aiuto ingegnere, anche lui facente parte della Magistratura dei Capitani di Parte); Sansone Pieri, che nel 1714 eseguì una pianta per dirimere una vertenza tra proprietari; Antonio Falleri (già citato) che redasse numerose relazioni e perizie corredate anche di disegni (Tartaro, 1989, p. 6, e Tartaro, 1991, pp. 37-38).
E’ possibile che già nel 1702, prima cioè di essere nominato “Perito Custode”, che abbia almeno contribuito, con altri, al disegno del corpo delle 12 Piante dell’incanalamento del Fiume Arno nel Val d’Arno di Sopra (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone IV).
Nel 1716, Ramponi era impegnato nella ridefinizione del perimetro dell'Imposizione dell'Arno tra Firenze e Signa (Piccardi, 2001, p. 42).
Intorno alla metà del XVIII secolo fece parte della Commissione fiorentina incaricata di esaminare il problema del restauro del tetto della Chiesa di S. Maria della Spina a Pisa; vi figurano anche i "capi maestri" Filippo Belli e Giuseppe Cianfanelli e gli architetti Giovanni Maria Veraci, Anton Giuseppe Fornari, Anton Domenico Somigli, Bernardino Ciurini/Curini e Antonio Falleri.

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:
Mappa dell’Imposizione dell’Arno intitolata Bracciatura e misura del Fiume Arno nel Val d’Arno di Sopra, 1704 (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone X, n. 35);
Piante n. 8 dell’Imposizione d’Arno (ASF, Piante dei Capitani di Parte, piante sciolte, n. 68);
Pianta del corso dell’Arno dalla Valle dell’Inferno, fino all’Ancisa, 1751 (ASF, Piante della Direzione Generale delle Acque e Strade, n. 1500).

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Pietro Leopoldo, 1970, II, p. 152; Tartaro, 1989, p. 6; Tartaro, 1994, pp. 37-38; Melis, 1996, p. 252; Valentini, 1997, p. 50; Piccardi, 2001, p. 42; ASF, Piante della Direzione Generale delle Acque e Strade; ASF, Piante dei Capitani di Parte.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci