Vandelli, Domenico

Domenico Vandelli
N. Levizzano 1691
M. Modena 1754

Relazioni di parentela: Il Vandelli fu capostipite di una famiglia di matematici: il fratello Francesco gli fu successore nella cattedra all’Università, il nipote Giovan Battista coltivò i medesimi studi.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Matematico, ingegnere, antiquario, cartografo

Biografia:

Produzione scientifica:
Dal 1725 al 1728 il Vandelli, con il ruolo di precettore, compì un lungo viaggio attraverso l’Europa al seguito del giovane marchese Alfonso Fontanelli, di nobile famiglia, destinato alla carriera diplomatica, che doveva prendere contatto con le principali corti del continente, con esponenti politici, diplomatici, uomini di cultura. Il viaggio, che toccò l’Austria, la Germania, la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra, diede un contributo notevole alla formazione culturale del cartografo modenese, conferendole un’apertura europea, difficilmente conseguibile nel chiuso del piccolo ducato di Modena e Reggio. A testimonianza del viaggio rimangono tre documenti, opera del Vandelli: un diario manoscritto, nel quale, giorno dopo giorno o quasi, vengono annotati il percorso, le soste, le visite, gli incontri e le osservazioni personali; un epistolario di 21 lettere inviate a Ludovico Antonio Muratori, nelle quali l’autore comunica il reperimento di codici manoscritti o di importanti edizioni a stampa, presso archivi e biblioteche delle principali città europee e le trascrizioni che ne ha tratto (un contributo del discepolo allo storico modenese); una versione riveduta, corretta e ampliata del diario, pubblicata nel 1746 all’interno di uno scritto polemico dell’autore dal titolo Lettera quinta di Ciriaco Sincero modenese al signor Simone Cosmopolita…(Ciriaco Sincero era una sorta di pseudonimo letterario del Vandelli).
Al ritorno, nel 1728, il Vandelli fu chiamato a ricoprire la cattedra di Matematica presso lo Studio modenese e pochi anni più tardi fu nominato Matematico ducale dal duca Rinaldo I; il successore, Francesco III, gli affidò invece gli incarichi di Geografo e Antiquario. I compiti relativi ai ruoli ricoperti comportarono numerose missioni nei territori del ducato, nel Ferrarese e nella Romagna, allo scopo di indagare il difettoso drenaggio delle acque e proporre delle soluzioni: ne derivano diverse relazioni tecniche, non di rado accompagnate da carte manoscritte (Campagna di Rimaldello e Corso del Fiume di Gorzano, 1728; Isolario di Sassuolo, 1735; Pianta delPolesine di Casaglia colla Diamantina, tenuta della Serenissima Casa d’Este, 1753) o a stampa (Mappa dimostrativa del presente corso del Po dai confini di Casalmaggiore allo sbocco del fiume Crostolo, realizzata assieme al mantovano Antonio Maria Azzalini nel 1752).
Nel 1738 il Vandelli ebbe dal duca Francesco III l’incarico di progettare una delle sue opere più note, la strada da Modena a Massa, il cui territorio era stato annesso al ducato da pochi anni. La carrozzabile fu terminata soltanto nel 1752, con un percorso che valicava l’Appennino al passo di San Pellegrino e che rappresentava un decisivo miglioramento rispetto alle mulattiere esistenti: tuttavia diversi difetti si palesarono sia durante la costruzione, sia immediatamente dopo il completamento. Il tracciato, correndo sul crinale in ossequio a un criterio comune allora a tutti i percorsi montani, toccava altitudini considerevoli, superando forti pendenze con numerose curve ed era continuamente soggetto a frane e smottamenti. Malgrado il Duca investisse somme cospicue sia per la costruzione, sia poi per correggere i difetti più vistosi e per favorire il transito, la strada si rivelò ben presto antiquata, disagevole e addirittura impraticabile nei mesi invernali. Una trentina di anni più tardi la cosiddetta via Vandelli fu posta in ombra da una nuova arteria più spedita e più rispondente alle esigenze di collegare Modena alla Toscana: la via Giardini-Ximenes (dai nomi dei due progettisti, il primo per la parte modenese, il secondo per il tratto toscano), tuttora in piena efficienza, collegò Modena con Pistoia toccando quote più modeste, con minori serpeggiamenti e dislivelli.
Il lavoro di rilevamento sul terreno per la costruzione della transappenninica comportò la redazione di numerose mappe e di molti schizzi, che costituiranno una importante base per la cartografia principale dello stesso autore.
Oltre alle diverse attività che hanno attinenza con la geografia, la cartografia e l’organizzazione del territorio, il Vandelli si dedicò anche a studi su temi letterari, storici, archeologici, talora anche medici, a testimonianza di una cultura enciclopedica comune alla cultura del XVIII secolo. Fra questi spicca uno scritto di argomento geo-storico, che riveste un notevole interesse: si tratta delle Memorie intorno alle antiche carte geografiche e particolarmente intorno alla Carta detta volgarmente del Peutingero, pubblicata nel 1750 a Venezia nel tomo XLII della cosiddetta Raccolta Calogeriana. In questa memoria l’autore, dopo avere espresso le sue convinzioni sulla natura e sulle funzioni della geografia e della cartografia, intese come strumenti eminentemente pratici, introduce un’ampia trattazione sulla cartografia dell’età antica ed in particolare sulla Tabula Peutingeriana, che, in disaccordo con Marcus Welser, che l’aveva giudicata un’opera rozza ed inesatta, egli considera invece una realizzazione assai complessa, costruita secondo criteri ispirati alla destinazione che si proponeva, come strumento per militari e mercanti che si muovevano per le strade dell’impero romano.
Oltre alle numerose mappe e agli schizzi tracciati durante i rilevamenti sull’Appennino per la costruzione della carrozzabile da Modena a Massa e durante le ricognizioni lungo i corsi d’acqua del ducato estense e dei territori limitrofi, per tentare di risolvere i secolari problemi di scolo, ci restano due importanti carte a stampa di Domenico Vandelli.
La prima in ordine di tempo è la Tavola Geografica del Modanese, per l’intelligenza della Secchia Rapita di Alessandro Tassoni, una rappresentazione geografica che, come rivela lo stesso titolo, si propone di illustrare il teatro del poema del Tassoni e che, per completezza, è accompagnata da un’altra Tavola Geografica del Padovano e Romagna, per l’intelligenza della Secchia Rapita di Alessandro Tassoni: due carte annesse all’elegante edizione della Secchia rapita realizzata dall’editore Soliani nel 1744 e curata da Ludovico Antonio Muratori, da Giannandrea Barotti e dal Vandelli stesso. La prima delle due carte misura 350 x 440 mm, la seconda 360 x 470; ambedue presentano una scala di Miglia venti italiane pari a 70 mm, che corrisponde approssimativamente a 1: 500 000. Si tratta di un tentativo di ricostruire il territorio interessato dalle vicende del poema, risalenti al medio evo, un prodotto più storico-letterario che geografico, quindi, con frequenti riferimenti alle vicende narrate: Modena è la città del Potta (podestà), Bologna la città del Sipa, come la definì anche Dante, il territorio bolognese è detto dei Petroni, o Popoli del Sipa, ecc. Il riferimento ad un’epoca remota si riscontra nella rappresentazione delle paludi che occupano le aree più basse della pianura emiliano-romagnola, la cui estensione risulta decisamente esasperata rispetto allo stesso fenomeno riprodotto dallo stesso autore due anni più tardi nella corografia del ducato.
La realizzazione cartografica più importante di Domenico Vandelli è senza ombra di dubbio quella dal titolo Stati del Serenissimo Signor Duca di Modena in Italia delineati colle strade principali e parti de’ dominj circonvicini, stampata nel 1746 dall’incisore ferrarese Andrea Bolzoni, il medesimo delle due tavole a corredo della Secchia Rapita. La scala di miglia venti comuni d’Italia, pari a 173 mm, corrisponde all’incirca a 1: 200 000; le misure sono 688 x 1730 mm. Il titolo è contenuto in un elegante cartiglio collocato in alto a destra, che, oltre alla dedica al duca Francesco III e alla firma dell’autore, comprende anche un profilo della città di Modena cinta da mura, sulla quale svettano numerosi campanili e torri, il palazzo ducale, e, più alta di tutti, la torre Ghirlandina. Questa corografia costituisce la migliore e più dettagliata rappresentazione del ducato estense, quanto a completezza di informazioni e perizia tecnica, dopo quella manoscritta di Marco Antonio Pasi del 1571. L’area interessata comprende il Modenese, il Reggiano, la Garfagnana, il ducato di Massa, ma spazia a nord fino oltre Mantova e a sud fino al corso dell’Arno. Un’ampia targa, inserita dall’autore in basso a sinistra, contiene l’indirizzo al lettore che si apre con una panoramica sulla cartografia dei secoli precedenti relativa alla medesima area: vi si ricordano la carta di Alberto Balugola, della seconda metà del Cinquecento, e quella di Giovanni Antonio Magini, della fine del medesimo secolo, che costituì la base di tutte le rappresentazioni successive, come quelle degli olandesi Jansson e Blaeu. Il Vandelli sottolinea che la sua carta deriva da un lungo lavoro di rilevamento e dalla conoscenza diretta dei luoghi: un lavoro iniziato più di vent’anni prima, quando l’autore era stato incaricato di redigere una corografia destinata ad illustrare i Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori. L’opera, pronta nel 1724, non fu poi inserita nella raccolta muratoriana e, come afferma con rammarico l’autore stesso, finì nelle mani di un ingegnere austriaco, il De Rebain, che la fece pubblicare a Vienna con la propria firma. Solo diversi anni più tardi il Vandelli si apprestò a questa nuova e più dettagliata rappresentazione, frutto di rilevamenti attuati con il metodo della triangolazione, o, come scrive, essendomi servito di que’ mezzi, che somministra la scienza de Triangoli. La rappresentazione è molto dettagliata, soprattutto per quanto attiene l’idrografia, l’insediamento e la viabilità, mentre l’orografia, resa con un elegante disegno evocativo prospettico, fornisce qualche suggerimento sulla consistenza del rilievo, dal momento che la dimensione del simbolo corrisponde proporzionalmente a quella dell’elemento reale, pur limitandosi all’aspetto puramente qualitativo.
Nell’ambito della ricca produzione manoscritta di carte, mappe e disegni, nella stragrande maggioranza conservati presso l’Archivio di Stato di Modena (A.S.Mo), ci limitiamo a ricordare alcune mappe di argomento idrografico, caratterizzate anche da una evidente ricercatezza estetica: Campagna di Rimaldello e corso del fiume di Gorzano (1728, A.S.Mo., Acque, n. 408); Isolario di Sassuolo (1735, A.S.Mo., Mappe e disegni. Grandi mappe, n. 88); Pianta del Polesine di Casaglia (1753, A.S.Mo., Mappario Estense. Territori, n. 45).
Una buona riproduzione della corografia Stati del Serenissimo Signor Duca di Modena si trova in Fischetti (1970).

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
A.S.Mo., Mappario Estense. Acque, n. 408; A.S.Mo., Mappe e disegni. Grandi mappe, n. 88; A.S.Mo., Mappario Estense. Territori, n. 45.

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Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Laura Federzoni