Terreni, Jacopo

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Jacopo Terreni
N.
M.

Relazioni di parentela: Fratello di Antonio, con il quale collaborò a molte opere, fece parte della stessa famiglia di artisti che ebbe come capostipite Giuseppe Maria.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:
Di origine livornese.

Produzione scientifica:
Il Ginori Lisci attribuisce ai tre disegnatori Terreni la realizzazione delle vedute contenute nel cabreo della Tenute granducali di Coltano e San Rossore nella Pianura Pisana del 1785 (in ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, t. XXXV); è proprio in questi anni che la tenuta granducale di Coltano venne accorpata con quella di S. Rossore e i Lorena dettero un forte impulso all'allevamento dei cavalli e dei bovini.
Si tratta di una bella raccolta, anonima, composta di 33 tavole di grande formato, tra mappe delle varie tenute e planimetria e vedute prospettiche e sezioni di edifici con belle e animate scene. Le figure sono precedute da descrizioni dei beni con gli interventi recenti e in atto per rendere la proprietà granducale innovativa sul piano produttivo. Nel complesso, l'opera si qualifica come il prodotto di autori veramente competenti.
Da segnalare l’origine curiosa di tale raccolta, realizzata per essere donata al Re di Napoli Ferdinando I di Borbone, che in quell’anno era in visita in Toscana. Il sovrano fu accompagnato a visitare la tenuta e, rimasto eccezionalmente colpito, richiese il permesso di inviare un proprio amministratore per studiare da vicino la gestione dell'azienda ed ottenere una rappresentazione dettagliata di tutte le singole costruzioni. Fu così che il granduca Pietro Leopoldo ordinò ed ottenne lo splendido cabreo della Tenuta di Coltano-S. Rossore, e ne donò una copia all'augusto cognato.
Una curiosa notizia comparsa sulla "Gazzetta Toscana" dell'epoca, ci informa che nell'estate 1785, nel corso della sua visita in Toscana, il re di Napoli Ferdinando I di Borbone volle visitare la casa dei fratelli Terreni. Ciò fa pensare che tale visita possa essere collegata in qualche modo al dono del noto cabreo e al desiderio del sovrano partenopeo di conoscerne gli autori.
L’opera per la quale Antonio e Jacopo Terreni sono maggiormente conosciuti e apprezzati è senza dubbio il corpo vedutistico che correda il Viaggio pittorico della Toscana, di Francesco Fontani, bibliotecario e georgofilo, pubblicato in tre volumi di grande formato tra 1801 e 1803. Questo lavoro è fatto di immagini e di descrizioni geografiche e storico-erudite dei luoghi, e fa affidamento proprio sulla selezione di “tutto quel più che illustra e rende superiore a molte altre Provincie la deliziosa Toscana” (centri storici, monumenti urbani ed extraurbani, paesaggi monumentali e resti archeologici), in termini di corredo visuale e di capacità evocativa: il Viaggio comprende infatti ben 220 vedute all’acquatinta prese dal vero, opera originale del pittore e disegnatore Antonio Terreni (coadiuvato dal fratello Iacopo), e costituisce un'operazione anticipatrice, in Italia almeno, del voyage pittoresque che preannunciava le cosiddette “guide pratiche”: un genere destinato a diffondersi nel corso del XIX secolo, per l'affermazione di correnti turistiche sempre più numerose e meno colte rispetto agli aristocratici grand-tourists dei secoli XVII-XVIII. Quella del Fontani non è un’opera enciclopedica – come invece gli odeporici toscani tardo-settecenteschi scritti sul modello di Giovanni Lami – ma è finalizzata alla selezione dei contenuti utili ad evidenziare la “qualità particolare di luoghi e spazi degni di osservazione” che il viaggio collega fra loro in un percorso ideale attraverso la Toscana. In altri termini, il Viaggio può essere considerato “un itinerario ideale” ma sempre ben documentato fra storici, artisti, naturalisti e geografi del passato e del presente: autori tutti ben conosciuti dal Fontani, che non visitò le località trattate, come invece dovettero fare i Terreni, ma badò ad operare secondo la prassi compilativa del geografo en chambre. L’opera del Fontani “ci guida per tutta la regione attraverso le città e i loro monumenti ma anche i luoghi meno conosciuti [...]. Ciascuno dei tre volumi presenta una selezione dell’itinerario, in modo da partire ogni volta da una delle maggiori città per poi sviluppare un percorso insieme geografico e tematico”: il viaggio si snoda da Firenze a Prato, Pistoia, Lucca, la Versilia-Apuania e la Lunigiana; riparte da Pisa per Livorno, la Maremma, la Valdelsa, il Valdarno di Sotto; e infine prosegue da Siena per le Crete, l’Amiata, la Valdichiana, Arezzo, la Valtiberina, il Casentino, la Romagna Toscana, il Mugello e il Valdarno di Sopra, per riportarci a Firenze (Greppi, 1998, pp. 67-87).
Con il fratello Antonio, Jacopo realizzò l’affresco della volta raffigurante lo Sposalizio della Vergine e le finte quinte prospettiche della cappella di San Giuseppe della Chiesa di S. Caterina a Livorno dedicata alla Madonna del Rosario. Altri affreschi erano stati realizzati nello stesso edificio nel 1783 dal congiunto Giuseppe Maria.

Produzione di cartografia manoscritta:
Vedute del cabreo della Tenute granducali di Coltano e San Rossore nella Pianura Pisana, attr., 1785 (ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, tomo XXXV).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Ginori Lisci, 1978, pp. 247-254; Greppi, 1998, pp. 67-87; ASF, Piante delle Regie Possessioni.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

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