Cocca, Bartolomeo

Bartolomeo Cocca
N. Colle Sannita
M. 1724

Relazioni di parentela: Figlio di Pietro Cocca di Colle (ASBN, Fondo Notai, n. 4132, f. 93V; n. 4346, f. 146V; n. 4739, f. 244V). In progresso di tempo il cognome assunse forma plurale (Cocchi), a testimonianza peraltro della importanza sociale assunta dal Casato. In archivio ci siamo imbattuti in probabili discendenti di Bartolomeo Cocca/Cocchi: Francesco Saverio Cocca, tavolario, autore di 231 piante, attivo tra il 1806 e il 1834 (ASBN, Atti Notarili) e Tobia Cocca, geometra-pubblico e perito geometra, autore di 46 piante, attivo tra il 1826 e il 1855 (ASBN, Atti Notarili).

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Agrimensore regio

Biografia:
Nato nell’ultimo ventennio del XVII

Produzione scientifica:
In base alle rappresentazioni rinvenute nell’Archivio della Biblioteca Statale di Montevergine e nell’Archivio di Stato di Benevento, possiamo asserire che l’inizio della produzione cartografica del Cocca risale al 1692, mentre la fine si collocherebbe al 1724 (AMV, Platee 2 e 4; ASBN, Atti Notarili).
L’ Archivio della Biblioteca Statale di Montevergine vanta due corpose platee, la n° 2 e la n° 4, custodite nel fondo Notai.
La platea n° 2, commissionata dall’abate Vitantonio Pastorale al notaio Francesco Carosella, coadiuvato dall’agrimensore Bartolomeo Cocca, fu ultimata il 26 dicembre 1710. Essa ci descrive una parte del cosiddetto “feudo monastico” della Congregazione Verginiana nel secolo XVIII. Non è stato facile nel corso dei tempi delimitare le donazioni terriere amministrate direttamente dalla casa madre di Montevergine. Si tratta di tantissimi micro-possedimenti donati da privati cittadini e successivamente da principi e imperatori, che fecero attribuire all’abate di Montevergine il titolo di feudatario in quanto amministratore laico di un vero e proprio patrimonio terriero.
Il feudo, secondo l’elenco fornito dallo stesso Bartolomeo Cocca, comprendeva i «beni stabili di Montevergine nella Baronia di Pietra de fusi, Benevento, Apice, Montefusco, Torre delle Nocelle, Taurasi, Mirabella, Grottaminarda, Troia ed altre parti del presente Regno…».
Della platea n° 4, risalente al 1721, si sa che fu confezionata al tempo del Rev. mo Pd Ramiro Girardi, abbate generale della Congregazione Benedettina di Montevergine; al suo interno sono testimoniati tutti i beni stabili, redditi ed annue entrate relativi alle terre di Mercogliano, Valle casale dello stesso, Spedaletto, Summonte, città di Avellino, Atripalda, Aiello, Cesinali e Tavernole, Montefredano, Monteforte, Vajano, Mognano, Cervinara, Pietrastornina, Pandarano e Rocca Bascerana [secondo la toponimia dell’epoca, non troppo distante da quella attuale].
Dall’analisi delle piante dei vari possessi abbaziali emerge a tutto tondo il paesaggio agrario, comprensivo di immobili, nonché quello di microcontesti urbani. E così visualizziamo: vigneti; territori demaniali; mezzane (in area pugliese); generici territori (= terreni coltivati) con selva e una grande costruzione in fabbrica (= massaria), oppure con piedi di cerri o di cerque; una trentina di appezzamenti di pianura, di natura irrigatoria; una grande starza (= coltivazione intensiva con piano erbaceo ma soprattutto con alberi da frutta allineati in un preciso ordine, in luoghi precedentemente selvatici); infine, orti annessi a case coloniche di due piani. Più rari gli immobili urbani, adibiti ad uso di taverna.
Autore di tutte queste piante – salvo una, risalente al 1781 e firmata da un altro agrimensore regio (Felice Vecchione) – è l’agrimensore (che talvolta aggiunge l’aggettivo “regio” a questo titolo) Bartolomeo Cocchi (ma da altre piante, conservate nell’archivio di Benevento, risulta anche il singolare Cocca), che si firma in latino (Bartholomeus Cocchi) e dice di essere beneventanus, mentre in realtà è di una famiglia notabile di Colle Sannita, trasferitasi a Benevento, che si trasformerà nel tempo in una dinastia di cartografi. Siamo di fronte a un tecnico infaticabile, autore, per quanto ci risulta, di quasi almeno ottocento piante, ma della cui biografia professionale non si sa quasi nulla. Da quanto ci è noto, possiamo arguire trattarsi di un personaggio tenuto in grande stima sia nell’ambiente laico che ecclesiastico, anzi è indubbio un legame indissolubile di devozione verso il Monastero verginiano. Alla base della sua esistenza c’è una forte motivazione etico-religiosa, che gli fa concepire la propria attività come una missione al servizio della giustizia (cfr. il simbolo dell’aquilotto che trattiene fra gli artigli un compasso e un ramoscello d’ulivo, nonché un verme nel becco), in particolare nelle vertenze a base territoriale.
Sul piano dello stile, Cocca è sicuramente un creativo: lo dimostrano non solo le tante variazioni sul tema «rosa dei venti» e nel disegno delle scale, ma anche la sua stessa tecnica pittorico-compositiva che, senza togliere nulla al rigore geometrico, ci presenta in maniera animata e colorita i paesaggi dei vari contesti che ha dovuto ridurre in pianta per conto del Monastero di Montevergine. Al suo confronto, a distanza di mezzo secolo, appare piatto e schematico lo stile dell’agrimensore Felice Vecchione, nonostante il suo tentativo di proporre una rosa dei venti ben articolata e colorata “a mo’ del Cocchi”…
Le carte dell’ Archivio di Stato di Benevento disegnate da Bartolomeo Cocca hanno la stessa espressività pittorico-tecnica dianzi rilevata. Non essendo possibile darne un ragguaglio sintetico generale, a titolo esemplificativo indico i caratteri di solo tre di esse, in cui compaiono una palizzata da farsi dentro il fiume Sabato per servire al funzionamento di un molino idraulico (n. 3546), una chiesa con case annesse, disegnata con il “curioso” effetto planimetrico-altimetrico non desueto per l’epoca (n. 2494) e due terreni agricoli. Uno di questi (n. 3554), in Contrada Serroni, spicca per il disegno che esalta la dicotomia tra la porzione destinata a selva e quella vitata, suggestivamente resa con linee e puntinato, a dare l’impressione di un ricamo (per un effetto simile si veda la grande carta di G. Rosalba (1834), che raffigura l’attuale piana di Salerno-Pontecagnano: cfr. nell’elenco delle pubblicazioni di questo Dizionario, sub voce.
Com’è noto, spesso i tecnici-artisti dei secoli XVII-XVIII manifestano una creatività che tocca il massimo punto di approdo nella definizione di altri due elementi inseparabili dalla carta, dove il simbolo si carica talvolta di alta simbologicità: la scala e la rosa dei venti. Sempre se riportata, la prima, per la sua ineliminabile linearità si presta meno al gioco fantastico degli estensori: si va dalla semplice doppia linea, con colori o pioli variamente scanditi al servizio di una metrica relativamente stabile nel tempo e nello spazio (passi e/o palmi napoletani) a qualche esemplare di inaspettato sviluppo in altezza o provvisto di una specie di aculei ai due lati. È appunto un abbellimento adottato normalmente da Bartolomeo Cocca, che inserisce di solito anche il disegno di un compasso dal lato sinistro e non risparmia tacche a colori, alternati, rosso e verde od ocra e verdino chiaro. Essendo il cartografo ufficiale del prestigioso monastero di Monte Vergine, egli ne introduce talora, al di sopra e al centro della scala, il simbolo: una croce con l’ostensorio, poggiante sul cocuzzolo di un monte, fiancheggiato da altri due.
Maggiore interesse riveste la forma diversa con cui si trova rappresentata la rosa dei venti, che forse per la sua intrinseca “magneticità” e l’ascendenza amalfitana porta gli autori delle carte a sbizzarrirsi alla ricerca di variazioni possibilmente originali. A prescindere dall’uso (pur riscontrabile) di una semplice freccia disegnata con la punta diretta verso nord e piume variamente disposte lungo l’asticella, la rosa appare di solito a quattro o a otto rombi, sebbene le lettere indicanti i venti si limitino a quattro (T, M, L, P, cioè, rispettivamente, Tramontana, Mezzogiorno, Levante e Ponente). Tra le ingegnose varianti estetiche, va a merito proprio di Bartolomeo Cocca la ricerca di soluzioni sempre diverse, al punto che quasi tutte le sue carte presentano una rosa dei venti originale. Ecco i modelli riscontrati: due chiavi o due lapis disposti a “croce di S. Andrea”; una croce greca; otto rombi di vento dipartentisi da una figura a faccia di sole con grandi occhi fissi; globo su cui poggiano quattro piccoli aculei; sorta di scudo diviso in quattro settori di color granato e crema. A parità di disegno, inoltre, l’autore varia il colore ma soprattutto la lunghezza dei rombi, che in genere sono più corti se rappresentano i mezzi venti.
Se è importante la funzione simbologico-strumentale, esaltata dai fregi, sia della scala con annesso compasso, sia della rosa dei venti, ambedue indispensabili per la misurazione e l’orientamento, sul terreno e nell’esistenza quotidiana, i valori simbolici toccano il vertice in due “vignette”, disegnate dal nostro agrimensore, rispettivamente, in altrettante carte interne alla Platea dei beni verginiani, quella del Casale delli Squillani alle Gorrete (Platea, n. 4, c. 256r) e quella di Rocca Basciarana alle Lenze (Platea, n. 4, c. 258r.). Si tratta, dapprima, della graziosa figura del tecnico-artista, ergente al cielo il compasso nella mano sinistra, nell’atto di salire alcuni gradini che portano a un piedistallo: a parte la testimonianza visiva dell’abbigliamento usato nelle operazioni di campagna, cautelativo dalle intemperie, nulla di più emblematico questo fantasioso agrimensore poteva escogitare per richiamare la necessità dello “sguardo dall’alto” (in senso fisico e sociale, cioè per meglio osservare l’oggetto di raffigurazione e per porsi “al di sopra” degli interessi in gioco), che ha l’obbligo di esercitare chi occupa il suo ruolo. Un richiamo forte alla serietà tecnica, alla correttezza e alla deontologia professionale, che impone una serena neutralità tra le parti.
Ancora più esplicito si fa questo messaggio nella seconda figurina, rappresentante un giovane rapace (preferiamo considerarlo un aquilotto) che, librandosi “a fatica” sulle sue alucce semi-implumi, trattiene nella zampa sinistra l’insostituibile compasso e in quella destra un ramoscello di ulivo, offrendo nel contempo col becco il classico vermetto ad alimento della sua nidiata. Poiché l’aquila ha sempre rappresentato, nella iconografia religiosa e laica, il simbolo della giustizia, ci sembra evidente, in questo caso, la metafora del “povero carneade”, costretto a districarsi in una società difficile e in particolari questioni spartitorie, mantenendosi “in volo” attraverso la scienza applicata alla tecnica (il compasso) e un costante atteggiamento neutrale e pacificatorio (il ramoscello d’olivo offerto alle parti), che comportano una prestazione cartografica giusta, efficace ed efficiente (il verme), in definitiva degna di assicurare in vita la pacifica convivenza tra i ceti sociali.
Siamo in piena “poesia” grafica, che quasi teneramente addolcisce il messaggio sociale freddo e contrastato di mappe e piante... (AVERSANO, in corso di pubblicazione)

Produzione di cartografia manoscritta:
Un numero imprecisato che si aggira complessivamente sugli 800 pezzi, distribuiti principalmente tra l’Archivio di Stato di Benevento e la Biblioteca con annesso archivio di Montevergine. Di seguito diamo un elenco di alcuni pezzi custoditi in questi due archivi, di maggiore significatività geografica. L’intestazione è quella data dall’archivista, per quanto riguarda l’ASBN, mentre, per quanto riguarda l’AMV, si riporta solo l’incipit dei titoli originali delle carte.

- Disegno della palizzata da farsi dentro il fiume Sabato. F.to: Bartolomeo Cocca da Colle-Agrimensore regio, deputato dal cardinale Orsini.
ASBN, Notai, 3546, notaio Compare Nicola di Benevento.
- Pianta di un territorio, (immobile situato nel Comune di Benevento, località Varco del Sasso).
ASBN, Notai, 2616, f. 373.
- Pianta di un territorio, (immobile situato nel Comune di Benevento località S. Croce avanti S. Maria della Pace).
ASBN, Notai, 2616, f. 496.
- Pianta di un territorio, (immobile situato nel Comune di Benevento località La Molara). ASBN, Notai, 2907, f. 90.
- Pianta di un territorio, (immobile situato nel Comune di Foglianise, Parrocchia di S. Giovanni Evangelista).
ASBN, Notai, 2908, f. 760.
- Pianta di un territorio, (immobile situato nel Comune di Benevento località Roseto).
ASBN, Notai, 2921, f. 1144
- Pianta di un territorio (immobile situato nel Comune di Lapio località Serroni). F.to: Bartolomeo Cocca da Colle-Agrimensore regio, deputato dal cardinale Orsini.
ASBN, Notai, 3554, notaio Compare Nicola di Benevento, tra i fogli 420 e 421
- Pianta generale del Feudo di Villafranca ASBN, Notai, 4350.
- Pianta di un territorio, 1696 F.to: Bartolomeo Cocca da Colle-Agrimensore regio, deputato dal cardinale Orsini.
ASBN, Notai, 2615, notaio Marano Pietro di Benevento, f. 309.
- Pianta di sette territori, 1700.
ASBN, Notai, 330/2, f. 85.
- Pianta di un territorio, 1700.
ASBN, Notai, 3940, f. 6-7.
- Disegno della chiesa del Gesù con case annesse e pianta di una casa distrutta, F.to: Bartolomeo Cocca da Colle-Agrimensore regio, deputato dal cardinale Orsini.
ASBN, Notai, 2494, notaio De Pompeis Giuseppe di Benevento, f. 78 v.

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- San Giovanni à Marcopio, 1710, Pianta del Feudo di San Gio[vanni] à Marcopio donato al Sacro e Reale Monasterio di M[onte] V[ergine] da Gio[vanni] Ciriberto nell’anno 1135 di capacità tomola : 970: m[isure] 18…
AMV, Platea, n. 2, cc. 210v. – 211r.
- Sorvo, 1710 Il Sagro e Reale Monasterio possiede in d[et]to luogo un territorio con Vig[n]a di capacità t[omula] 9. m[isura] 1. p[assi] 13 …
AMV, Platea, n. 2, c.32r.
- Perazzone, 1710 Nella Città di Troia in luogo detto lo Perazzone seu il Vallone dello Sannore. Il Sac. e Reale Monasterio di M. V. possiede in detto luogo una Mezzana con Territorio di capacità Carra Nove, cioè Carra cinque di Mezzana …
AMV, Platea, n. 2, c.259r.
- Atripalda, 1721 ATRIPALDA E PROPRIO ALLO MERCATO Il Monas[tero] di Santa Maria di Monte Vergine possiede in detto luogo una Casa che sta per Uso di Taverna di 8… AMV, Platea, n. 4, c. 192r.
- Casale delli Squillani alle Gorrete, 1721 Mastro Nicola Fantasia possiede in d[et]to luogo una Casa di due stanse […] di capacità mis[ura] 3...
AMV, Platea, n. 4, c. 256r.
- Verzara seu la Mensa, 1721 La Chiesa Arcip[reta]le possiede in d[ett]o luogo un Territ[ori]o con Selva, e Massaria di frabica di capacità t[omula] 6…
AMV, Platea, n. 4, c. 255r.
- Rocca Basciarana alle Lenze, 1721 Mastro Nicola Fantasia possiede in d[et]to luogo un Territ[ori]o lavorat[ari]o con piedi di Cerri di t[tumula] 2: m[isure] 6…
AMV, Platea, n. 4, c. 258r.
- Squillani a S. Nicola, 1721 Mastro Nicola Fantasia possiede in d[et]to luogo un Territ[ori]o con piedi di cerque di mis[ure] 17...
AMV, Platea, n. 4, c. 257r.
- Starza di Loreto, 1721 STARZA DI LORETO DI Mogge Cento, e quattro…
AMV, Platea, n. 4, c. 257r.
- Pianta delle Pezze della Valle, 1721
o Apertorio della Pianta delle Pezze della valle di Mogge 42
o N.o primo La Capp.a del SS.mo Corpo di Cristo Mogge: 2: m: 7: paga
o N.o 2. La Capp.a del SS.mo Ross.o Mogge: 0: m: 10 3/4 paga
o N.o 3. La Capp.a della SS.ma Annunziata Mg: 0: m: 11 2/3 paga
o N.o 4. Silvia di felippo e suoi eredi Mogge: 1: m: 20 0/0 paga
o N.o 5. Margarita Silvestro Mogge: 0: m: 10 1/6 paga
o N.o 6. Scipione e Ceriaco della Pio Mogge: 0: m: 16 1/4 paga
o N.o 7. Antonio e fratellj della Pio Mg.: 0: m: 20 1/5 paga
o N.o 8. Andrea Silvestro Mogge: 0: m: 17 0/0 paga
o N.o 9. Pietro Silvestro Mogge: 0: m: 8 3/4 paga
o N.o 10. Modestino Silvestro Mogge: 0: m: 7 3/4 paga
o N.o 11. Carlo pagano Mogge: 0: m: 18 paga
o N.o 12. Antonio Chiochi Mogge: 2: m: 21 1/3 paga
o N.o 13. Gio. Bianco Mogge 1: m: 20 0/0 paga
o N.o 14. Vincenza Chiochj Mogge 1: m: 12 2/3 paga
o N.o 15. Nicola Chiochi Mogge 1: m: 0 paga
o N.o 16. Marco e Gennaro della Pio Mogge 0: m: 13 paga
o N.o 17. fran.o Napolitano Mogge 2: m: 0 paga
o N.o 18. Aniello Magnotta Mogge 1: m: 2 1/4 paga
o N.o 19. Bart.meo e fratellj di Silvestro Mogge 0. m. 20 paga
o N.o 20. Modestino Silvestro Mogge 1: m: 0 3/4 paga
o N.o 21. Giuseppe della Pio Mogge 2. m: 6 0/0 paga
o N.o 22. Gio. Batt.e Silvestro Mogge 2: m. 8 paga
o N.o 23. Honofrio Zigarella Mogge 1: m. 2 0/0 paga
o N.o 24. Carlo Pagano Mogge 1. m. 20 0/0 paga
o N.o 25. Fran.o Ant.o Tomeo Mogge 2: m. 11 1/4 paga
o N.o 26. Marco Bianco Mogge 2: m: 11 0/0 paga
o N.o 27. La Chiesa Parrocchiale Mogge 4: m. 3 3/4 paga
o N.o 28. Giuseppe Tomeo Mogge 1: m. 7 2/3 paga
o N.o 29. Ant.o Silvestro Mogge 1: m. 6 paga
o N.o 30. Franco Napolitano Mogge 0. m: 22. paga
o In tutto sono Mogge 42
AMV, Platea, n. 4

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:
Montevergine, 1721
PLATEA Magg[io]re del Sagro, e Regal Monist[er]o di MONTE VERGINE MAGGIORE DEL Monte di tutti li Stabili, redditi, ed annue entrate, che possiede nelle Terre di Mercogliano, Valle Casale dello stesso, Spedaletto, Sommante, Città d’Avellino, Atripalda, Aiello, Cesinali, e Tavernole, Monte Fredano, Monteforte, Bajano, Mognano, Cervinara, Pietra Sturnina, Pandarano, Rocca Basciarana. Fatta in tempo dell’Ill[istrissi]mo e R[everendissi]mo P[adre] D[om] Ramiri Girardi uigilantiss[i]mo Abbate G[e]n[era]le della Congrega[zio]ne Benedettina di MONTE VERGINE
ANNO A’ NATIVIT[at]E D[omi]NI MDCCXXI.
Anno III. Eius General[a]tus
AMV, Platea, n. 4, frontespizio.

Bibliografia:

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Vincenzo Aversano