Maiuri, Antonio

Antonio Maiuri
N. Napoli 27 aprile 1805
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere

Biografia:
Dotato di notevoli capacità intellettuali e tecniche, il Maiuri si forma in un periodo di mutamento epocale, allorché, grazie alla lezione impartita dai francesi, anche nel Regno di Napoli la figura professionale dell’ingegnere conquista finalmente la giusta dignità e considerazione, in ambito governativo e sociale. L’importante istituzione murattiana del Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade (divenuto in età borbonica Direzione Generale di Ponti e Strade, Acque, Foreste e Caccia) e della relativa Scuola di Applicazione manifesta la volontà del governo centrale di controllare direttamente la «gestione di importanti settori per il paese, quali le opere pubbliche, il sistema forestale, il regime delle acque, le bonifiche» (FOSCARI, 2006, p. 927), attraverso la rigorosa formazione teorica e “sul campo” di qualificati professionisti del settore, sottraendo agli egoismi rapaci e distruttivi dei baroni meridionali il controllo secolare di estesi quanto degradati e abbandonati territori del regno.
Il Maiuri diventa uno dei maggiori protagonisti di questo mutamento. All’età di 21 anni è ammesso alla Scuola di Applicazione, «superando l’esame di ammissione, tenutosi il 30 gennaio del 1826». L’esame di ammissione non è dei più semplici, richiedendo una cultura di base molto ampia e notevoli capacità manuali: i candidati devono infatti possedere «piena conoscenza del corso delle matematiche pure e del calcolo differenziale ed integrale», devono essere «ben addestrati negli elementi del disegno di figura», devono saper «scrivere in italiano corretto e tradurre il latino e il francese. [Il] Maiuri si classificò al sesto posto, riportando 40 gradi (punti)» per essere poi «licenziato dalla Scuola nel 1830, classificandosi al terzo posto per merito, mentre l’anno seguente, come previsto per i più bravi e meritevoli, ottiene l’inquadramento nel Corpo di Ponti e Strade, con il grado di ingegnere alunno» (FOSCARI, 2006, pp. 930-931). La qualifica non rispondeva a un’esigenza formale, ma «doveva in qualche modo rendere ben riconoscibile la provenienza del tecnico e creare quel rapporto molto stretto tra formazione scolastica e professione, su cui a Napoli, al momento di istituire la Scuola e il Corpo, si era puntato con ragionevole determinazione» (FOSCARI, 2006, p. 931).
Nel caso del Maiuri, i risultati sono a dir poco eccellenti. «Già nel 1834, il suo superiore gerarchico e massimo referente tecnico-culturale, nella consueta lista degli ingegneri compilata per dare conto al governo delle capacità di ciascun tecnico e delle possibilità o meno di carriera all’interno del Corpo di ingegneri, annotò, accanto al nome di Antonio Maiuri, “da nominarsi ingegnere aggiunto”, riconoscimento che [il] de Rivera aveva previsto anche per Ignazio Milone, Luigi Martini, Ferdinando Rocco, Emidio Giuliani, Alessandro Giordano, Vincenzo Sassone, Giuseppe Palmieri, Errico Salvatores, Giuseppe Todari, Ercole Lauria […]» (FOSCARI, 2006, pp. 931-932). Nel frattempo, il Nostro viene “dirottato” dalla sezione provinciale al ramo regio: «si trattava di un provvedimento voluto direttamente dal direttore generale di Ponti e Strade, lesto a cogliere le capacità degli ingegneri più preparati e validi e a volerli al suo fianco come più diretti e stretti collaboratori» (FOSCARI, 2006, p. 932). Nel 1838 arriva effettivamente la nomina ad ingegnere aggiunto, seguita, nel 1841, dall’avanzamento ulteriore al grado di ingegnere di II classe – che assicura al Nostro «un posto anche all’interno del Consiglio di Ingegneri di Acque e Strade, prestigioso luogo di dibattito tecnico e di crescita professionale» (FOSCARI, 2006, p. 932) – fino al raggiungimento, nel 1852, della prestigiosa qualifica di Ingegnere di I classe, come lo scomparso Afan de Rivera, estimatore e sostenitore del Maiuri, desiderava.

Produzione scientifica:
Tra gli ingegneri meridionali operanti tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, il Maiuri, «tecnico illustre e funzionario valoroso» (FOSCARI, 2006, p. 933), occupa un posto di rilievo, sia per le sue estese competenze ingegneristiche, sia per l’impegno con cui, in sintonia con C. Afan de Rivera, prende parte al processo di riforma dell’«intero sistema tecnico meridionale» (FOSCARI, 2006, p. 930). Non a caso: il Nostro appartiene infatti alla seconda generazione di professionisti formatisi nell’ambito del Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade, successiva a quella dei primi ingegneri in capo (coinvolti principalmente nel dibattito formale e stilistico sulle modalità di progettazione degli edifici pubblici) e fortemente impegnata sotto il profilo tecnico-scientifico nella verifica e nell’approfondimento delle ricerche condotte dai predecessori (BUCCARO, 1992, p. 8). D’altra parte proprio di tali competenze necessita il restaurato governo borbonico, che punta all’attuazione di piani di intervento estesi, coerenti e coordinati, secondo una tendenza condivisa anche dalle altre corti europee nel corso del XIX secolo. Le doti richieste agli ingegneri sono dunque molteplici e, innanzitutto, di carattere organizzativo.
Nel 1831, un anno dopo la fine dei suoi studi presso la Scuola di Applicazione, l’ingegnere Maiuri è già impegnato nella collaborazione al progetto per la costruzione in Brindisi del polo sanitario per l’Adriatico e il Levante (BUCCARO, 1992, p. 135) mentre, l’anno successivo, nell’ambito del piano di potenziamento commerciale e sanitario del porto di Pozzuoli, lo troviamo al lavoro con l’ingegnere G. de Fazio nella stesura di uno «studio dei “Principii generali su’ quali è fondata la buona architettura dei lazzaretti”», nel quale si sostiene «l’utilità del lazzaretto all’interno di un sistema commerciale organizzato» (BUCCARO, 1992, p. 126). La tesi è osteggiata da una relazione presentata al re Ferdinando II dagli ingegneri conservatori del regno che, nell’ambito del dibattito sulla natura epidemica o endemica del colera (epidemia da cui l’Europa è ripetutamente investita nel corso del XIX secolo) e sull’opportunità di costruire o meno dei lazzaretti come rimedio al contagio, avvalorano la seconda ipotesi. Di fatto, nonostante ciò, i lavori per la costruzione del lazzaretto hanno luogo. Infatti, nel 1836, in qualità di ingegnere aggiunto, il Maiuri prende parte ai lavori per il potenziamento del polo portuale e sanitario dell’isola di Nisida, sulla base dell’originario progetto dello scomparso G. de Fazio, sotto la direzione dell’ingegnere Luigi Giura, assistito dagli ingegneri Ercole Lauria e Alessandro Giordano. Nello stesso anno, allorché inizia ad essere apprezzato per la preparazione e la dedizione al lavoro, il Nostro pubblica il volume “Delle opere pubbliche nel regno di Napoli …” «che, in qualche modo, sintetizzava le conoscenze dirette che aveva avuto modo di fare sui cantieri a stretto contatto con i suoi superiori gerarchici, con appaltatori, istituzioni locali e imprenditori. L’opera si colloca nel solco delle osservazioni che appena tre anni prima aveva elaborato il direttore generale de Rivera in un’opera data alle stampe, riprendendone vari temi, e, anzi, sostenendo appieno le considerazioni dell’esponente apicale della Direzione Generale» (FOSCARI, 2006, p. 932).
Dopo questa pubblicazione la carriera del Maiuri conosce una svolta. Nel 1840 i torrenti Cavaiola e Solofrana, «che avevano causato un susseguirsi di pericolose alluvioni soprattutto tra i casali di Nocera, con notevoli rischio per gli abitati e la popolazione […] a seguito delle abbondanti piogge cadute nel dicembre del 1840 […] erano nuovamente straripati trascinando materiale vario ed ostruendo il deflusso delle acque. [Il[ Maiuri, dopo aver partecipato in maniera attiva alle operazioni, fu nominato direttore dei lavori di espurgo dell’alveo dei torrenti in questione» e questo lavoro lo avrebbe tenuto impegnato almeno fino al 1849, mettendone in luce la perizia e l’accuratezza, «per l’ottima tenuta dei rapporti tra Direzione Generale di Ponti Strade, di cui era parte, e le altre istituzioni competenti e per l’oculatezza nella contabilità» (FOSCARI, 2006, p. 933).
Intanto, per l’importanza economico-strategica attribuita al molo di Pozzuoli e la necessità di realizzarvi il nuovo lazzaretto, dopo una lunga sospensione dei lavori causata dai continui crolli delle nuove costruzioni, nel 1852, dopo la morte del de Rivera, all’esperto Maiuri viene affidato «il definitivo intervento sullo scalo, nonché la progettazione del nuovo lazzaretto […]» (BUCCARO, 1992, p. 56). A causa dei molteplici problemi incontrati e delle fallimentari soluzioni escogitate dal Lauria e dal Giordano per rimediare ai danni procurati dal mare alle nuove opere, il Maiuri denuncia la cattiva interpretazione dell’idea iniziale del de Fazio da parte dei due ingegneri. Tuttavia, pur seguitando a difendere l’operato del de Fazio, il Maiuri, di fatto, ne abbandona l’impianto progettuale (sperimentalmente ispirato alla tecnica dei “moli a trafori”, mutuata dagli antichi Romani), avendone ormai saggiato l’inadeguatezza. I moli del porto di Nisida mostrano ancora oggi la conformazione data loro dal Maiuri «e testimoniano della funzionalità espressa dallo scalo in epoca post-unitaria, allorché fu considerato una diretta propaggine del porto di Napoli» (BUCCARO, 1992, p. 56).
Per quanto riguarda l’impostazione ideologica del Maiuri, si deve rilevare la sua totale sintonia con le convinzioni e le linee guida del suo superiore de Rivera, di cui condivide pienamente la visione dirigista, l’impostazione sistematica nonché i criteri meritocratici nella severa selezione e nella formazione degli ingegneri ammessi alla Scuola di Applicazione, destinati a operare nel campo delle opere pubbliche. La sintonia è talmente perfetta che si potrebbe addirittura affermare che «analizzare [il] Maiuri significa approfondire la coscienza su[l] de Rivera, vero ispiratore della politica di investimento statale nel settore dei lavori pubblici e nel complesso quanto fondamentale sistema delle acque e dei boschi del Regno» (FOSCARI, 2006, p. 934).
Il Maiuri però va ancora oltre, dimostrando di possedere maggiore ampiezza di vedute e prospettive. Ne è un esempio la sua opera del ’36, dove il Nostro intende fornire una interpretazione “concettuale” dei problemi legati alla realizzazione delle opere pubbliche, dimostrando un’acuta consapevolezza della loro importanza per la credibilità dello Stato, nonché delle origini storiche delle questioni cruciali legate ai lavori pubblici nel Regno delle Due Sicilie. Ad ampliare la prospettiva dell’opera concorrono i molteplici esempi, le considerazioni, i raffronti e le comparazioni con realtà diverse (Francia, Inghilterra, Olanda e altri paesi europei), utili per ricavare «indicazioni tecniche e valutazioni sulle istituzioni e le loro modalità organizzative da poter estendere, nell’evenienza, al regno Napoletano» (FOSCARI, 2006, p. 934). A ciò si aggiungono le riflessioni sull’importanza fondamentale attribuita dal Maiuri alla formazione dei giovani e alla promozione meritocratica dei loro talenti e del loro impegno, per un sano e robusto sviluppo di un sistema liberale effettivo, fondato sulla valorizzazione dell’individuo e del suo operato nella collettività. Non contraddicono questi principi, anzi li sostengono e valorizzano, le fatiche poetiche sperimentate in gioventù, sia in italiano che in vernacolo.

Produzione di cartografia manoscritta:
- Progetto del nuovo lazzaretto di Nisida e di sistemazione del porto (1852) F.to: A. Maiuri
ASN (BUCCARO, P. 131).
- Progetto di un portico destinato ad accogliere animali e merci nel nuovo lazzaretto di Nisida (1855). F.to: A. Maiuri, F. Padula, A. Giustini
ASN (BUCCARO, p. 132).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
- ASN, Archivio Borbone I, b. 859, C. AFAN DE RIVERA, Libro de’ costumi e dell’abilità e condotta nel servizio degli ingegneri di Acque e Strade.
- ASS, Genio Civile, b. 1, fasc. 8.
- ASN, Ponti e Strade, 1a serie, fsc. 893, f.lo 13144, Memoria intorno alla costrutta di un gran Lazzaretto da innalzarsi a Miseno, a firma di de Fazio e Maiuri (31 maggio 1832).

Rimandi ad altre schede: Vedi schede di G. De Fazio e di Luigi Oberty.

Autore della scheda: Vincenzo Aversano